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Il maggiore centro produttivo dedicato all’abbigliamento è ubicato
nel territorio del Comune di Cavarzere, dove vengono confezionati capi di maglieria esterna
per uomo, donna e bambino, completi, giacche, gonne e pantaloni, giubboni, calze uomo/donna,
abiti da sera, cravatte, foulards.
Gli altri Comuni della provincia di Venezia appartenenti al distretto sono Chioggia e Cona.
Il tessuto viene invece prodotto principalmente nell’area del veneziano, dove, anche nel centro
storico della città lagunare, si trovano alcune importanti aziende dedite alla produzione di velluti dipinti
a mano, soprarizzi, lampassi, damaschi, jacquard filati a mano su riproduzioni di telai del XVIII secolo.
Degna di nota risulta essere anche la produzione di: borse donna in pelle e in tessuto sintetico, coperte e trapunte,
abbigliamento per neonati, tessuti di cotone in pezzame, tessuto denim, biancheria intima femminile e maschile, biancheria
per la casa, filati di fibre tessili sintetiche, lampade rivestite in seta.
Va ricordata, per la sua storia e tradizione produttiva, la lavorazione del merletto di Burano,
che si diffuse nella repubblica di Venezia intorno al 1500. La leggenda narra che
un giovane marinaio veneziano portò in
dono da mari lontani alla sua amata un’alga marina e che lei, volendo conservare per sempre il caro ricordo,
ne copiò esattamente i delicati contorni e i trafori usando del semplice filo.
Per quanto riguarda le esportazione del comparto del tessile-abbigliamento, nel 2010 il settore “Prodotti
tessili, abbigliamento, pelli e accessori” ha realizzato esportazioni per 590 milioni di euro, registrando un
incremento del 5,8% rispetto al 2009.
Con il passare degli anni, i merletti di Burano divennero sempre più ambiti e richiesti in tutta Europa, tanto che per
opera di Caterina de Medici e del Ministro Colbert alcune merlettaie di Burano si trasferirono in Francia per lavorare il “Punto
in aria” (punto tipico del merletto di Burano). Nel 1665 il "Punto in aria" divenne "Point de France" iniziando
così una forte concorrenza al merletto di Burano. Nonostante ciò, il punto di Francia non riuscì mai ad
eguagliare quello veneziano. I veneziani avevano fatto del pizzo un’arte, i francesi un’industria.
Nel 1797, con la fine della repubblica veneta, finì anche la produzione del merletto, che divenne un’attività esclusivamente
di stampo familiare.
L’inverno del 1872 fu molto freddo, e per l’economia di Burano, basata esclusivamente sulla pesca, rappresentò una
vera tragedia. Fu allora che, grazie all’interessamento della contessa Andriana Marcello e dell’onorevole Paolo Fambri,
l’arte del merletto ad ago rinacque.
Ritornarono in auge il "Punto in Aria" ed il "Punto rosa" e venne istituita la Scuola del Merletto
di Burano, tanto che nell’800 il merletto ad ago divenne la principale risorsa per l’isola di Burano.
La produzione della scuola ebbe un continuo crescendo fino al 1915, anno in cui scoppiò la prima guerra mondiale, che
segnò un rallentamento nella domanda di merletti di Burano, a cui seguì una ripresa favorita dalle richieste provenienti
dall’estero.
Durante la seconda guerra mondiale e negli anni successivi la Scuola attraversò dei periodi buoni contrapposti ad altri
meno prosperi, fino a che nel 1972 venne definitivamente chiusa.
Le signore che oggi conoscono l’arte del “merletto ad ago” sono molto poche e lavorano nelle proprie abitazioni.
Ciò rende quest’arte ancora più preziosa e i suoi manufatti sono da considerarsi delle vere e proprie opere
d’arte.
Per poter ammirare lo sviluppo attraverso i secoli di questa tradizione artistica, si consiglia la visita al Museo
del Merletto, dove sono raccolti oltre duecento rari e preziosi manufatti, che testimoniano la produzione dal ‘500
al ‘900. Dopo un radicale intervento di restauro, il Museo è stato riaperto il 25 giugno del 2011.
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